Bucarest, (TMNews) - Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale la prigione di Sighet, in Romania, ha ospitato i dissidenti politici che si opponevano al comunismo. Venti anni fa, una volta caduta la cortina di ferro, Sighet è diventata un museo: il "Memoriale delle vittime del comunismo e della resistenza". Teodor Stanca ha toccato con mano l'esperienza della detenzione. Leader di un movimento studentesco che chiedeva più libertà, è stato imprigionato nel 1956. Qui è stato umiliato in tutti i modi: torture, digiuni e lavori forzati erano all'ordine del giorno. Per rendere onore a chi come lui ha combattuto il totalitarismo, ogni anno visita Sighet. "Per andare avanti ci chiedevamo se avremmo rifatto tutto anche una volta liberati - ricorda Stanca - Quasi tutti noi rispondevamo di sì". Nella crudele routine carceraria, la poesia era un mezzo di liberazione. Senza carta e penna i versi venivano trasmessi da una cella all'altra con il codice morse, ricorda la poetessa Ana Blandiana, che è anche la fondatrice del museo. I suoi libri erano al bando durante la dittatura di Ceausescu. "Comprendere ciò che è avvenuto durante questa repressione di oltre 50 anni e la nausea per il potere che ha causato nei romeni, significa capire anche perché lo Stato deve affrontare tante difficoltà oggi". In Romania sono stati oltre 600 mila i dissidenti politici imprigionati tra il 1945 e il 1989. Il museo Sighet ha accolto un milione di visitatori in venti anni. Un flusso costante per non dimenticare quello che è stato il totalitarismo in Romania.(immagini Afp)