Milano (askanews) - E' la prima indagine italiana sullo Stato Islamico, quella che ha portato ad un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di dieci persone, cinque delle quali finite in carcere. Si tratta dei parenti della napoletana Maria Giulia Sergio e dell'albanese Aldo Kobuzi, coppia di convertiti all'Islam, che si è sposata nel settembre 2014 per raggiungere insieme lo Stato Islamico, dove oggi lui combatte come mujaheddin e lei svolge propaganda per il Califfato e fa proselitismo per il jahad. Maurizio Romanelli, capo del pool antiterrorismo della Procura di Milano, spiega alcuni importanti elementi emersi nell'indagine che ha coordinato."Siamo riusciti a ricostruire come lo Stato Islamico è organizzato per ricevere i cosiddetti 'foreign fighters'. Lavorando sulle persone contattate dalla Sergio e dal marito per raggiungere lo Stato Islamico, è stato possibile ricostruire il ruolo sovranazionale di queste persone, addirittura quella del coordinatore dei 'foreigh fighters', e che è deputata a ricevere nel territorio turco i combattenti stranieri provenienti da più paesi Europei". "Queste persone dello Stato Islamico - ha proseguito Romanelli - danno le informazioni necessarie per arrivare in Turchia e poi per spostarsi in territorio siriano, e infine smistano le varie persone a seconda della loro provenienza. Una volta giunto nello Stato Islamico, Aldo Kobuzi, ha fatto sei settimane in un campo di addestramento in Iraq e poi è rientrato nel Califfato con una vera e propria qualifica formale e sostanziale di mujaheddin". "La cosa più significativa che è emersa ed è significativa per tutti, è che questa coppia, dopo aver contratto matrimonio per andare nello Stato Islamico, ha preso contatti con l'organizzazione del Califfato". "Quello che è emerso in modo chiaro - ha concluso il magistrato - è che le persone che hanno raggiunto lo Stato Islamico svolgono un'attività estremamente importante per determinare altre persone a fare una scelta analoga alla loro".