Roma, (askanews) - La giornata frenetica del sindaco Marino si conclude con la resistenza a oltranza: nonostante le pressioni del Partito Democratico il primo cittadino rifiuta di dimettersi, ultimo soldato contro tutti. Si dimettono invece i tre assessori Causi, Esposito e Di Liegro, e poi il partito si riunisce: a quanto pare si andrebbe verso la sfiducia al sindaco da parte dello stesso PD.Contro il sindaco c'è il mini scandalo delle cene personali che sarebbero state pagate come rimborso spese, una campagna anche mediatica sempre più assillante, e la manovra accerchiante del PD che vuole eliminarlo. Lui, il sindaco, si difende ribadendo che dà fastidio ai poteri forti: "un'aggressività continua perché stiamo scuotendo poteri e privilegi che hanno retto per molti anni questa città".Ma in piazza del Campidoglio protestano le opposizioni da destra e da sinistra mentre pochi sono i cittadini venuti a sostenere il sindaco. E protestano a gran voce i Cinque Stelle secondo cui tutto il PD è colpevole di essere il referente del mondo di mezzo di Mafia Capitale, mentre Marino, innocente o meno, è comunque incapace di gestire la città. Roberta Lombardi spiega: "Avrebbe dovuto prenderne atto un anno fa e invece abbiamo avuto un altro anno di calvario, oggi anche se per una futilità Roma si sta liberando."