Venezia, (askanews) - Non è il protagonista di un porno, stavolta Rocco Siffredi si è messo metaforicamente a nudo, raccontando la storia della sua vita nel documentario "Rocco" dei francesi Thierry Demaiziere e Alban Teurlai, presentato a Venezia come evento speciale alle Giornate degli autori. Dagli inizi, al successo, passando per la famiglia, il rapporto con moglie e figli, fino a svelare il dietro le quinte del suo universo.

"Il documentario me l'hanno proposto che avevo 40 anni, ma non avevo niente da dire. Me l'hanno proposto degli italiani, dei polacchi, poi un regista inglese, alla fine sono arrivati i francesi" spiega Siffredi. "Poi io a loro ho detto attenzione, è molto importante che voi non abbiate pregiudizi, perché se venite sul mondo del porno per raccontare come succede di solito che il porno è qualcosa di terribile, che le donne sono trattate male, che tutte quelle che lo fanno sono finite male, no. In Italia avevo paura proprio di questo fattore, sai, il sesso, l'approccio, dover per forza far vedere, non essere d'accordo, i pregiudizi. Invece è 'clean' così come doveva essere".

Raccontare il mondo del porno senza censure quindi, attraverso un protagonista assoluto, con trent'anni di carriera nel settore. Un'esperienza anche liberatoria.

"Anche venire a promuovere questo film non è facile perché tornano fuori alcuni momenti pesanti. Questo film poi è arrivato in un momento speciale, dopo che avevo fatto altre scelte. Devo dire che finalmente forse svuotando il calderone mi ha aiutato tantissimo. Erano troppi anni che mi tenevo tutto dentro".