Rio de Janeiro (askanews) - Mancano meno di 500 giorni all'inizio dei giochi olimpici di Rio 2016, in Brasile, eppure la baia di Guanabara, che dovrebbe ospitare le gare di vela durante l'Olimpiade, si presenta in questo modo: una vera e propria discarica a cielo aperto; una melma di acqua torbida, batteri e rifiuti galleggianti o trattenuti dalle radici delle mangrovie. Mario Moscatelli, è un biologo e da 20 anni denuncia questo scempio."È un crimine - dice - quando ci sono finanziamenti così mal utilizzati. Il programma di disinquinamento del Guanabara è l'esempio dell'impunità di cui beneficiano i pessimi politici e i cattivi amministratori".In 20 anni sono stati investiti per la bonifica dell'area quasi 2 miliardi, eppure un volo in elicottero mostra ancora lo stato di degrado di Guanabara. Quasi il 70% delle fogne delle case a ridosso della baia - parliamo di 6 milioni di abitanti - scarica i liquami nelle sue acque. Ci sono seri rischi di infezioni, con batteri risultati resistenti alla maggior parte degli antibiotici.Per l'Olimpiade le autorità di Rio avevano previsto una bonifica dell'80 se non del 100%, ora ammettono le difficoltà ma restano ottimiste sulla possibilità di raggiungere l'obiettivo."La baia di Guanabara è in via di trattamento - ha ribadito il presidente del Comitato organizzativo di Rio 2016, Carlos Nuzman - ad agosto ci sarà un nuovo test e sono certo che presto le sue acque saranno pronte ad accogliere gli atleti di tutto il mondo".Le preoccupazioni dell'opinione pubblica però sono tante e legittime, anche perché l'organizzazione ha fatto sapere che non esiste un piano B.(Immagini Afp)