Rio de Janeiro (askanews) - Per la prima volta nella storia, ai Giochi olimpici di Rio 2016 partecipa anche una squadra composta da rifugiati, di cui fanno parte 10 atleti, 6 uomini e 4 donne, che hanno sfilato allo stadio Maracanà con un'unica bandiera, quella delle Olimpiadi: ci sono due nuotatori siriani, due judoka della Repubblica Democratica del Congo e sei corridori provenienti da Etiopia e Sud Sudan. Sono tutti fuggiti da violenze e persecuzioni e hanno cercato rifugio in altri Paesi.

La 18enne Yusra Mardini, siriana, profuga a Lesbo, ha salvato decine di persone spingendo a nuoto con la sorella il gommone fino a riva. Parlano lingue diverse ma rappresentano un unico popolo di oltre 60 milioni di persone in fuga che hanno in comune il dolore e la speranza.

Papa Francesco ha scritto una lettera alla prima squadra di rifugiati dei Giochi olimpici. "Cari fratelli" - scrive - voglio farvi pervenire il mio saluto e il mio desiderio di successo in queste Olimpiadi. Che il coraggio e la forza che portate dentro possano esprimere attraverso i Giochi Olimpici, un grido di fratellanza e di pace. Che, tramite voi tutti, l'umanità comprenda che la pace è possibile, che con la pace tutto si può guadagnare; invece con la guerra tutto si può perdere. Desidero - conclude il Papa - che la vostra testimonianza faccia bene a noi tutti. Prego per voi e per favore vi chiedo di pregare per me. Che Dio vi Benedica".

(Immagini Afp)