Si puo essere contemporaneamente generosi ed egoisti? Il Giappone del premier Shinzo Abe lo è, a seconda dei punti di vista, sulla questione dei rifugiati, in quanto pronto a spendere molto per loro ma con un atteggiamento di netta chiusura verso una accoglienza diretta sul suo territorio nazionale. Tokyo ha accolto solo 3 rifugiati siriani, su un totale di 11 rifugiati ammessi l'anno scorso. Il premier Shinzo Abe settimana scorsa all'Onu ha annunciato stanziamenti per 810 milioni di dollari per i rifugiati da Siria ed Irak, più quasi altrettanti come contribuito alla stabilizzazione regionale, ma ha anche detto che il Giappone deve mettere ordine in casa propria prima di cambiare le sue politiche sull'immigrazione (nonostante il calo della popolazione). Il che ha suscitato critiche da parte di chi ritiene che il Paese possa ospitarne a migliaia o decine di migliaia. Il rappresentante della rete di avvocati pro-rifugiati Shogo Watanabe biasima i criteri rigidissimi del ministero della Giustizia, per i quali non basta certo provenire da zone di guerra. Alla vigilia del suo discorso all'Onu, Abe ha ricevuto una lettera aperta da 14 organizzazioni della società civile (la metà cristiane) che gli ha chiesto di aprire la porta anche per dare concretezza alla sua conclamata politica di contributo proattivo alla pace e sicurezza internazionali. Ma Abe inquadra il problema nella politica dell'immigrazione, che non intende cambiare. Quantomeno, c'è chi invoca che il Giappone accolga decine di rifugiati tra quelli più bisognosi di assistenza medica. Ma sull'immigrazione restano correnti ostili, come testimoniato dalla comparsa di un manga online attribuito a un disegnatore molto conservatore, con una ragazza siriana che dice “voglio la bella vita”. Change.org ha introdotto una petizione per chiedere a Facebook di cancellare un manga che sa di razzismo