Roma, (askanews) - Sono passati quasi 30 anni dalla catastrofe nucleare di Chernobyl, al nord dell'Ucraina. L'esplosione al reattore numero 4 della centrale, il 26 aprile del 1986 sconvolse il mondo ed ebbe conseguenze devastanti.Igor Magala, ex vice responabile della costruzione del reattore, ricorda gli eroi dimenticati di quella tragedia, i cosiddetti "liquidatori", migliaia di russi mandati lì per occuparsi del recupero della zona del disastro fino al 1990. Poliziotti, vigili del fuoco, operai a cui toccò decontaminare l'edificio e il reattore e tutta l'area circostante. Anche lui si diede da fare con loro."Dobbiamo ricordare e avere rispetto per queste persone che hanno portato a termine il loro compito silenziosamente" dice. "All'inizio soprattutto venivano mandati senza alcuna protezione - ricorda - ma entro cinque anni dal loro ritorno a casa, molti anche prima, sono morti tutti: uno ad uno, come mosche".Lui si ritiene fortunato, è sopravvissuto, anche se cammina zoppicando con un bastone: "Ho avuto vari problemi, prima a una gamba, poi altre cose. Una coscia e una gamba rotta in quattro punti".Ma la maggior parte dei liquidatori non ce l'ha fatta. Quelli che hanno corso rischi maggiori sono quelli che spostarono pezzi di grafite radioattiva sollevandoli dal tetto e quelli che si occuparono di spegnere con getti d'acqua il reattore. Nessuna mascherina o protezione poteva evitare o ridurre le radiazioni. E il loro gesto eroico, dice Magala, andrebbe ricordato tutti i giorni.