Roma, (askanews) - "Il 2015 è uno degli anni neri per i diritti umani": così Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia, nel presentare a Roma il rapporto 2015-2016 dell'organizzazione per la difesa dei diritti umani.Per Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International: "Non sono solo i nostri diritti a essere minacciati, lo sono anche le leggi e il sistema che li proteggono".Secondo Amnesty International, un'insidiosa e strisciante tendenza sta mettendo in pericolo i diritti umani: i governi attaccano di proposito le istituzioni che hanno creato per proteggere i diritti di tutti, riducono i finanziamenti a esse destinati o le ignorano.Nel 2015 molti governi hanno violato in modo sfacciato il diritto internazionale nel loro contesto interno: oltre 122 stati hanno praticato maltrattamenti o torture e 30 paesi, se non di più, hanno rimandato illegalmente rifugiati verso paesi in cui sarebbero stati in pericolo. In almeno 19 paesi, governi o gruppi armati hanno commesso crimini di guerra o altre violazioni delle 'leggi di guerra'.Amnesty rileva inoltre una preoccupante abitudine dei governi, che prendono sempre più di mira attivisti, avvocati e altre persone che difendono i diritti umani.In parte, spiega Amnesty International, si tratta della reazione di molti governi alle minacce alla sicurezza cresciute nel 2015.Molti governi hanno ostinatamente bloccato le iniziative delle Nazioni Unite per impedire atrocità di massa o chiamare i responsabili a rispondere delle loro azioni.Il conflitto della Siria è uno degli orribili esempi delle catastrofiche conseguenze, per i diritti umani, del sistematico fallimento delle Nazioni Unite nel tener fede al loro ruolo vitale nel rafforzamento dei diritti umani e del diritto internazionale e nel chiamare a rispondere i responsabili delle violazioni.Nel 2015 Amnesty International ha documentato gravi violazioni dei diritti economici, sociali, politici e civili in molti paesi, tra cui Angola, Arabia Saudita, Yemen, Burundi, Cina, Egitto, Gambia, Israele, Kenya, Messico, Pakistan, ma anche Regno Unito, Russia, Siria, Slovacchia, Stati Uniti. E ancora Thailandia, Ungheria e Venezuela.