Roma, (askanews) - Gran parte dell'Italia è posta su una micro placca tettonica che coincide a Ovest con gli Appennini, sale verso Nord sulle Alpi, gira verso Est e ridiscende a Sud lungo i Balcani. Questa sorta di "promontorio", facente parte della placca africana, spinge contro quella europea e l'attrito che ne deriva genera terremoti come quello che ha devastato il Reatino.

Per comprendere il fenomeno, ha spiegato l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si deve immaginare un rettangolo di forma molto allungata che coincide con la dorsale appenninica. A sinistra del rettangolo, cioè nella parte tirrenica, ci sono poche frecce che indicano piccoli spostamenti del terreno verso Nord, mentre in tutta la parte adriatica, dalla Puglia all'Emilia Romagna, si registrano spostamenti più forti e frequenti verso Nord Est.

Questo vuol dire che c'è una zona adriatica che si sposta verso Nord Est e una zona tirrenica quasi ferma o in lieve movimento in un'altra direzione. E' proprio all'interno di quel rettangolo che si registrano i terremoti caratteristici dell'Appennino centrale e meridionale, come ha spiegato il sismologo Alessandro Amato.

"In sostanza la parte adriatica e la parte tirrenica si allontanano lentamente, a causa di rotazione di blocchi geologici, con una velocità di 3, 4, 5 millimetri per anno, che sembra una cosa piccola ma in realtà, se ragioniamo in tempi geologici, dopo cento o duecento anni i millimetri sono diventati metri. Questo significa che c'è abbastanza energia, lungo le faglie che abbiamo in Appennino, per farle muovere. Le faglie resistono fino a che possono e poi devono sbloccarsi, scattano e provocano un terremoto. In questo caso è avvenuto un terremoto di magnitudo 6 in una faglia lunga circa 20, 25 Km, con uno spostamento che sarà di qualche decimetro da una parte rispetto all'altra".

Non sono terremoti di grande potenza, ma hanno effetti devastanti a causa della tipologia dei nostri edifici, in gran parte costruiti senza criteri antisismici, ha sottolineato il sismologo Massimo Cocco.