Trani (askanews) - "Ho alzato io la paletta verde dando il via libera al treno, ma anche io sono una vittima". È distrutto dal dolore e non vuole diventare un capro espiatorio Vito Piccarreta, il capostazione di Andria che ha dato il segnale di partenza al treno regionale che poi si è scontrato con il convoglio che proveniva in direzione opposta, da Corato, in Provincia di Bari, lungo il tratto a binario unico sul quale la circolazione è regolamentata dal cosiddetto "blocco telefonico", il sistema basato su telefonate tra i capistazione, finito sotto accusa per la sua inadeguatezza.

Il treno da Andria - hanno detto i magistrati - non doveva partire, perché già era in arrivo quello partito da Corato, in una giornata convulsa in cui c'erano ritardi e treni supplementari, situazioni divenute concause della tragedia.

Piccarreta è uno dei 3 indagati dalla procura di Trani che procede per i reati di omicidio plurimo colposo e disastro ferroviario. Con lui sono sotto inchiesta il capostazione di Corato, Alessio Porcelli e il responsabile della movimentazione treni della stazione di Andria.

Gli indagati si sono chiusi nel silenzio. Nessuna voce dal citofono di Piccarreta che, come il suo collega di Corato, è stato cautelativamente sospeso dal servizio.

Il bilancio ufficiale della tragedia è di 23 morti, tutti italiani e 51 feriti, come ha confermato in conferenza stampa Francesco Introna, direttore dell'Istituto di medicina legale di Bari.

"Di questi 23 - ha detto - 22 sono stati identificati e 22 erano stati denunciati come scomparsi dalle famiglie. Ci rimane una salma di un soggetto di sesso maschile che non trova denuncia in nessuna delle persone scomparse".

Le indagini, come ha confermato il procuratore capo facente funzioni della procura di Trani, Francesco Giannella, si concentrano ora su cosa abbia potuto dare il via alla "catena di eventi" che ha portato all'incidente, senza tralasciare alcun aspetto. Dell'accaduto ha parlato anche il presidente dell'Autorità nazionale anti corruzione, Raffaele Cantone secondo il quale nella vicenda non si può escludere l'elemento "malaffare".

Quanto avvenuto è "un episodio che ha un oggettivo collegamento con i fatti di cui ci occupiamo oggi ed è frutto di un problema atavico del nostro Paese: la difficoltà di fare le infrastrutture", ha detto introducendo la sua relazione annuale.