Latakia (Siria) - L'inferno siriano sembra molto lontano in queste immagini girate in esclusiva sulla strada che porta da Latakia a Tartus. La gente è tornata fuori e il traffico dimostra che la vita è ripresa, nonostante la situazione della sicurezza resti ancora molto precaria. Queste sono le zone controllate dagli uomini del presidente siriano Bashar Assad, limitrofe alla base aerea russa di Khmeimim. Si fanno notare un po' ovunque le bandiere siriane, dipinte sui muri e sulle porte dei garage e dei negozi, nonché i ritratti di Assad, ai margini della strada come insegne pubblicitarie, ma anche appesi sulle case dagli abitanti locali, in chiaro segno di sostegno. Quello che emerge è principalmente l estrema dignità di questo popolo che sta lottando strenuamente contro il Califfato nero.Persino nei campi profughi: questa madre ci mostra il suo bambino con grande orgoglio, chiedendoci di farlo vedere a tutto il mondo. Questa signora anziana, ci accoglie nella sua tenda, spiegandoci che stava cucendo e non si aspettava la nostra visita: appoggia il lavoro sulle gambe e si sistema il velo.Da quando sono arrivate le forze aeree russe e la flotta del Mar Nero nel Mediterraneo la situazione è molto cambiata, anche se rimane instabile e la base è severamente presidiata. Eppure tutto al suo interno funziona al meglio. Questo militare ci spiega come i russi, nell impossibilità di preparare cibo caldo, abbiano scorte che permettono comunque la sopravvivenza.Ma come vedono i siriani l'arrivo dei russi? Il governatore di Latakia, Ibrahim Al Salem rivolge pesanti accuse ai paesi occidentali e a Israele, mentre la sua gratitudine va a Mosca."Quello che le forze russe amiche hanno avuto, è un ruolo significativo nella lotta contro il terrorismo. L'intervento russo è stato una risposta alla richiesta di Damasco. Il Daesh e chi lo sostiene, fornendogli armi, non devono avere la meglio. Continuano a commerciare non solo petrolio ma anche pellami, cotone e grano, esportandoli dalla Siria ad altri Paesi come la Turchia del governo Erdogan e verso i Paesi del Golfo persico".