Nuova Delhi (askanews) - Reparti di sicurezza in assetto antisommossa a Nuova Delhi hanno caricato sui furgoni della polizia gruppi di dimostranti tibetani che cercavano di dare l'assalto all'ambasciata cinese in India, nell'anniversario della rivolta anti-cinese del 1959 duramente repressa nel sangue dalle truppe di Pechino, che provocò decine di migliaia di vittime e di deportati, e il cui fallimento costrinse il Dalai Lama all'esilio.Decine di migliaia di profughi fuggirono in India. Tra cui, anche il leader spirituale del buddismo tibetano. Oggi la presenza in India dei rifugiati dal Tibet è un ostacolo allo sviluppo delle relazioni tra Cina e India.Quando i manifestanti hanno cercato di fare irruzione nell'ambasciata cinese, sono stati respinti dalle forze di sicurezza. Centinaia di dimostranti, comprese anche alcune donne, sono stati arrestati. "Popolo cinese, noi vi amiamo, spiega un manifestante. Ma non vogliamo vivere sotto il dominio del governo cinese. Vogliamo la nostra libertà, vogliamo i diritti civili fondamentali"."Indossiamo delle maschere sulla bocca con un punto interrogativo disegnato che sta a significare che non abbiamo libertà di parola in Tibet, sottolinea un altro manifestante tibetano. Rivendichiamo il diritto di espressione. Libertà di espressione per il Tibet!".Manifestazioni pro-indipendenza hanno avuto luogo anche in Nepal. A Katmandu i profughi tibetani hanno cantato e innalzato immagini del Dalai Lama.(Immagini Afp)