Milano, (askanews) - Diventare chef è un sogno che ha infiammato tanti negli ultimi anni, complice l'esposizione mediatica che ne ha tratteggiato un'idea romantica e forse un po' distante dalla realtà delle cucine di un ristorante. Talento e passione, quando ci sono, devono essere accompagnati da studio, ricerca, esperienza, come insegnano al Master della cucina italiana di Creazzo, a pochi passi da Vicenza. 25 chef che insieme totalizzano 37 stelle Michelin ogni anno insegnano a una ventina di selezionati ragazzi a creare i propri piatti, affiancando alla pratica una solida base teorica. Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza, che attraverso Esac ha ideato il corso:

"Noi volevamo interpretare il nostro ruolo di informatori nel migliore dei modi scegliendo la nicchia di questo master, perchè siamo su una nicchia, perchè siamo sulle eccellenze anche a livello di giovani che partecipano, dando la possibilità a chi sente di voler arrivare a destinazione di avere questa chance".

In effetti ogni anno, dal 2012, il numero dei partecipanti non supera la ventina, nonostante le numerose richieste. Un modo per rispondere alle esigenze del mercato ma anche per costruire un rapporto il più diretto possibile coi docenti. Nel corso dei 5 mesi di master, da gennaio a giugno, infatti, si alternano 392 ore di lezioni teoriche, come estetica e bellezza o igiene e salute, a 312 di cucina gomito a gomito con chef stellati. Come Massimiliano Alajmo, il più giovane chef 3 stelle Michelin della storia, che non è solo docente ma anche membro del comitato scientifico di questo master.

"Quello che cerco di trasmettere ai miei ragazzi è proprio l'idea di condividere. Una delle prime cose che ho detto è ricordatevi che siete una squadra che è il senso più profondo del nostro fare brigata, significa sudare insieme, di poter trainare tutti al traguardo insieme".

La condivisione che Alajmo cerca di instillare in questi ragazzi si ritrova nei sorrisi e nei volti distesi mentre preparano i menù decisi dallo chef. Certo i rimproveri o le osservazioni non mancano, se non altro per far vivere loro il clima vero delle cucine dove si troveranno a lavorare appena finito il master, durante i 4 mesi di tirocinio

"C'è il secondo passaggio, finito il master, che è il training presso i maggiori chef italiani. Questo è estremamente arricchente perchè lì capiranno davvero cosa vuol dire lavorare con i grandi ma nello stesso tempo avranno l'opportunità come accaduto in molti casi di essere assunti".

Per alcuni si apriranno le porte di uno dei ristoranti di Alajmo, per altri quelle di Bottura, per altri ancora di Giuliano Baldessarri, tutte esperienze che poi una volta finito lo stage potranno rivelarsi opportunità di lavoro a tempo pieno.