Manila (askanews) - Rodrigo Duterte, uno dei favoriti alle prossime elezioni presidenziali filippine, ha l'aria composta e rassicurante. Ma non è per nulla un chierichetto. Nel corso della sua campagna ha promesso una guerra senza quartiere contro la criminalità. Poliziotti e militari avranno l'ordine di sparare per uccidere. Tema controverso ma non posto all'indice in un paese minato dalle mafie e dal crimine organizzato.Duterte deve il suo crescente successo proprio alla violenza delle sue dichiarazioni."In due o tre mesi vedrete gli obitori riempirsi di cadaveri" dichiara. "C'è per caso da queste parti un'impresa di pompe funebri? Se no, è il momento di metterla in piedi. A procurare i cadaveri ci penso io. I criminali capiscono solo la forza. Se provate a discutere con loro, non vi ascolteranno".In un paese profondamente contaminato da corruzione e violenze, la linea estrema di Duterte centra il bersaglio quando promette di ristabilire la pena di morte, con il tocco sapiente di esecuzioni pubbliche. Il candidato alla presidenza assicura che proteggerà poliziotti e militari che seguiranno sino in fondo i suoi ordini: "Se vi accuseranno di avere ucciso qualche barone della droga, ditegli pure che è stato Duterte a ordinarvelo. Perché è vero, io darò quell'ordine. Non vi sta bene? Che cosa intendete fare? Provate ad arrestarmi...".Per gli oppositori non si tratta di parole in libertà. Quando era sindaco di Davao, una delle città più importanti delle Filippine, Duterte era stato accusato di impiegare squadroni della morte formati da poliziotti, ex ribelli comunisti e sicari su commissione che avrebbero fatto sparire un migliaio di persone.Il problema, da non sottovalutare o liquidare sbrigativamente, è che queste promesse di un bagno di sangue purificatorio da parte di Duterte sembrano rassicurare un numero crescente di cittadini filippini. Gli ultimi sondaggi lo collocano infatti al secondo posto nella corsa alla presidenza, distanziato solo di un'incollatura dal favorito.(Immagini Afp)