Iguala (askanews) - Il presidente messicano Enrique Pena Nieto ha visitato per la prima volta dopo oltre un anno la città di Iguala, da dove 43 studenti sono scomparsi nel nulla. Un caso che ha coinvolto narcos, poliziotti corrotti e politici senza scrupoli."Il fatto deplorevole accaduto qui nel settembre 2014 evidenzia la necessità di continuare sulla stessa strada, la strada della legge e delle istituzioni. Da allora e per un anno e cinque mesi lo Stato messicano ha messo in campo un grande sforzo istituzionale per far avere giustizia a partire da una indagine profonda trasparente e aperta".Non sono d'accordo i parenti delle vittime che hanno sempre contestato la versione ufficiale. Il 26 settembre un autobus con a bordo decine di studenti che stavano per unirsi a una protesta venne attaccato dalla polizia di Iguala che prese gli studenti e li consegnò ai narcos del cartello dei Guerreros Unidos. Vennero uccisi, i loro corpi bruciati in una discarica e i resti gettati in un fosso.Almeno due Commissioni indipendenti però hanno stabilito che non c'è nessuna prova fisica di un incendio nella discarica proprio quel giorno, che i bossoli trovati in zona mostravano segni di manomissione o non corrispondevano alle armi dei narcos. Non c'è stato modo di identificare i resti rinvenuti.Una mancanza di prove che tiene accese le speranze delle famiglie, convinte che i loro figli siano ancora vivi. Le indagini indipendenti hanno messo sotto accusa anche l'esercito, presente in forze nella zona, ma del tutto assente la notte della strage di studenti.