Roma, (TMNews) - Quando Indira Gandhi fu freddata dal suo bodyguard il 31 ottobre 1984, l'immediata ascesa del figlio Rajiv al posto di primo ministro sembrava confermare che la famiglia fosse nata per governare l'India. Ma a trent'anni dall'assasinio della "Lady di ferro" indiana, perfino i membri del Congress party stanno cominciando a valutare la possibilità di guardare oltre la dinastia Nehru-Gandhi per sopravvivere.Dopo la pesante sconfitta alle elezioni politiche di maggio, l'Indian National Congress (Inc), partito che ha governato il paese per circa mezzo secolo dall'indipendenza nel 1947, a ottobre ha ricevuto un'altra batosta arrivando terzo in due elezioni regionali, con Rahul Gandhi - l'ultimo rampollo della dinastia - che non si fa più vedere. Il biografo di Indira, Inder Malhotra: "Prima della tragedia, aveva detto a diversi amici, anche a me, che il giorno in cui firmò l'operazione Bluestar, aveva firmato anche la sua condanna a morte".Bluestar fu un'operazione militare indiana ordinata da Indira Gandhi nel Tempio d'Oro ad Amritsar, nello stato del Punjab, dove si era asserragliato un gruppo di militanti sikh accusati di terrorismo. Come rappresaglia in seguito all'operazione, che si concluse con pesanti perdite per l'esercito, quasi 500 civili uccisi e centinaia di separatisti incarcerati, ci fu l'uccisione di Indira."Mi vergogno. Innanzitutto, è toccato a Manmohan Singh, che è divenuto primo ministro solo nel 2004, chiedere scusa nel 2005 alla sua comunità, i sikh: nessuno lo aveva fatto prima", ha aggiunto il biografo di Indira.