Roma, (askanews) - Chiedono che sia sospesa la decisione di estradizione dall'Italia al Brasile, in ottemperanza all'obbligo di cooperazione internazionale. Sono i familiari e l'avvocato di Henrique Pizzolato, cittadino italiano-brasiliano, all'epoca dei fatti direttore marketing del Banco do Brasil, condannato in Brasile nel 2012 a 12 anni e sette mesi di reclusione per i reati di corruzione, peculato e auto-riciclaggio. Pizzolato ha deciso di fuggire in cerca di giustizia e per sottrarsi alle condizioni inumane dei penitenziari brasiliani. Il 23 giugno il Consiglio di Stato si pronuncerà. L'avvocato Camilla Ovi:"Chiediamo che il Consiglio di Stato sospenda la procedura di estradizione per poi annullare il provvedimento ministeriale". "Presenteremo anche un'istanza di sospensione perchè imponga al governo italiano di sospendere procedere di estradizion".La moglie, Andrea Haas, denuncia condizioni disumane nelle carceri brasiliane: "La mia richiesta è garantire i diritti umani di Pizzolato". "Le condizioni delle carceri brasiliani sono riconosciute terribili da organismi nazionali, internazionali e sovranazionali. Le condizioni sono violente".Il caso fa venire alla mente quello di Cesare Battisti: "Il fondato timore è che ci sia un legame tra le due vicende. La connessione è anche cronologica. Poco tempo fa c'è stata la notizia di un provvedimento che aveva disposto l'espulsione di Battisti dal Brasile e dopo anni era stata rivista la sua posizione proprio appena dopo la sentenza della Cassazione e prima della decisione del ministro sul caso Pizzolato. E quello che rimane come dubbio è che l'Italia si mostri collaborativa con il Brasile quando in realtà una collaborazione reciproca non c'è".