Piacenza (askanews) - C'è nell'aria ancora l'odore acre dei copertoni bruciati, mentre gli smartphone degli operai rimandano a basso volume musiche mediorientali. Sono al 98% stranieri gli operai della Seam, una cooperativa che lavorava in appalto per il corriere espresso Gls di Montale, alle porte di Piacenza, colleghi di Abdesselem El Danaf, l'operaio 53enne, padre di 5 figli, investito e ucciso da un Tir, la notte del 13 settembre 2016, davanti agli stabilimenti dell'azienda durante un presidio sindacale.

Mohammed è uno di loro. "Eravamo li seduti, poi ci hanno chiamati per fermare il tir, l'autista non si è fermato e lo ha investito. I soccorsi sono arrivati tardi".

Discordanti le versioni: per la Polizia, che nega fosse in corso un presidio, si è trattato di incidente. Il conducente del Tir che è stato sottratto al linciaggio dei colleghi della vittima e fermato dagli agenti poi è stato accusato dalla Procura di Piacenza di "omicidio stradale colposo".

L'Unità sindacale di base (Usb) invece parla di "assassinio padronale" e lancia lo slogan "ammazzateci tutti" per denunciare il clima di violenza, ricatti e assenza di diritti a danno dei lavoratori, soprattutto stranieri. Così Riccardo Germani dell'Usb.

"C'era un presidio organizzato dal sidacato di base ma qualcuno lo vuole negare".