Giappone, (TMNews) - Pescato da buttar via nei mari di Fukushima. Le acque contaminate dopo il disastro nucleare all'impianto, che si trova 30 chilometri a nord, sono meno pescose di un tempo e riempire le reti è un'impresa ardua: ma anche quando si riesce, il pescato che può valere tremila dollari non è destinato ai mercati o alle tavole. Orate e spigole, razze e code di rospo, dalla barca il pesce va ai laboratori per essere testato, non viene mai venduto. Una tragedia per i pescatori della zona, da attribuire alle acque contaminate usate per raffreddare l'impianto nucleare, poi riversate nell'oceano i giorni successivi al terremoto e allo tsunami."La Tepco ci ha detto che avrebbe realizzato un buco davanti al reattore e riversato l'acqua in mare prima che fosse contaminata. Ma quello che accade è che c'è una perdita nel serbatoio quindi non può trattarsi di acqua pulita" spiega Mitsunori Suzuki.Gli ispettori dell'Aiea hanno esaminato il sito per capire a che punto sia la dismissione, mentre la Tepco testa una nuova tecnologia per purificare le acque. Ma i pescatori della zona hanno da tempo perso fiducia nella società. "Dicono sempre che va tutto bene, ma se succede qualcosa e si viene a sapere dai giornali, si capisce subito che non avevano detto la verità. Io non credo in loro". Il dramma economico per questi pescatori non ha fine: se i pesci agli esami risulteranno sicuri, con tracce di radioattività inferiori ai livelli di guardia, non potranno comunque essere venduti.