Islamabad (TMNews) - Le elezioni dell'11 maggio in Pakistan si annunciano come un appuntamento politico cruciale per un Paese chiave nello scacchiere asiatico e globale. La campagna elettorale è stata costellata di attentati, e i talebani, sempre più agguerriti, hanno ucciso più di cento persone. Nonostante una spaventosa caduta da un montacarichi, se l'è invece cavata senza troppi danni uno dei candidati alla presidenza, l'ex star del cricket Imran Khan, leader del Partito della Giustizia, che crede nella riforma del Paese."Con questi partiti - aveva spiegato Khan alla stampa nei giorni scorsi - non c'è possibilità di cambiamento. Ci ricatteranno, non ci permetteranno di informare la popolazione, non ci faranno combattere la corruzione. Cercheranno di impedirci di fare le riforme in ogni modo".Nonostante l'entusiasmo che si percepisce intorno a Khan, il favorito resta il candidato della Lega Musulmana Nawaz Sharif, magnate dell'acciaio e già primo ministro negli Anni 90. Accusato di corruzione e deposto da un golpe, ora Sharif si mostra fiducioso."Stiamo registrando buone risposte - ha spiegato - e le cose sembrano mettersi bene. Anche meglio rispetto al 1997, questa è la sensazione". Nonostante l'ottimismo di Sharif, gli analisti mettono però in evidenza una situazione difficilissima, con la costante della minaccia talebana."Quello che è davvero preoccupante - spiega il politologo Raza Ahmad Rumi - è che a decidere le elezioni sono questi militanti non legati allo Stato, che odiano la democrazia e i processi democratici e considerano la democrazia non compatibile con l'Islam". Con queste premesse è ipotizzabile che anche dopo il voto le violenze continueranno.