Venezia (askanews) - Veneto Banca nel mirino della magistratura: la storia comincia nel 2013 con le ispezioni di Banca d'Italia, prosegue con la Guardia di Finanza nel 2015 e culmina ora con l'arresto ai domiciliari dell'ex amministratore delegato, Vincenzo Consoli che portò l'istituto di credito trevigiano ai vertici delle cronache finanziarie con le tantissime acquisizioni: Intra, Carifac, Banca Apulia e Bim, Banca Italo-Rumena.

La "banca di campagna", che per decenni è stata la cassaforte degli imprenditori del Nord-Est e dei piccoli risparmiatori della Marca trevigiana e del Veneto, dimostra di avere più di qualche falla. L'indagine, diretta dalla Procura di Roma, ha fatto luce su plurime condotte di ostacolo ai danni di Bankitalia e Consob.

Vincenzo Consoli è accusato di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza ed aggiotaggio. In particolare sono contestate una serie di operazioni (cosiddette "baciate") in virtù delle quali era la stessa banca a finanziare importanti clienti perché gli stessi acquistassero azioni del medesimo istituto di credito. Il significato economico reale di queste operazioni - nascoste sotto una veste apparentemente lineare - è chiaro: il cliente "finanziato" deteneva titoli di Veneto Banca per conto della Banca.

Con la stessa operazione i finanzieri hanno eseguito un sequestro disposto in via di urgenza fino alla concorrenza di 45 milioni di euro e che ha consentito di apprendere un immobile di proprietà di Consoli del valore stimato di 1,8 milioni, nonché liquidità e titoli. Sono state anche eseguite perquisizioni domiciliari nei riguardi di 14 indagati.