Londra, (TMNews) - Raccontare la verità. È l'obiettivo che l'Osservatorio siriano per i diritti umani si propone di raggiungere sin dall'inizio della rivoluzione nel Paese, nel 2011: no alla propaganda di regime e alla disinformazione, sì ai fatti, come spiega il fondatore e direttore Rami Abdul Rahman, che denuncia l'ipocrisia della comunità internazionale nell'affrontare la questione siriana: "Hanno ridotto tutto alla questione delle armi chimiche, ma sono state uccise 120mila persone, 500 con le armi chimiche. Solo queste morti sono sbagliate?" dice Abdul Rahman, che vive in esilio a Londra. L'Osservatorio è composto da 230 attivisti, ribelli ma anche medici, giornalisti e avvocati e si avvale di più di cinquemila fonti: le informazioni arrivano dalla tv di Stato così come dai media legati alle organizzazioni jihadiste."Il rafforzamento dell'estremismo islamista in Siria si deve a tre fattori: i crimini del regime, i ribelli che hanno fornito copertura e i Paesi stranieri che hanno permesso agli estremisti di entrare nel Paese"."Il problema è che in Siria nulla è cambiato: gli scontri continuano, ci sono morti ogni giorno. Se continuerà così succederà lo stesso che in Somalia e in Afghanistan, non vedo nient'altro che la guerra civile nel futuro della Siria".(immagini Afp)