Ossana (Trento), (askanews) - Centocinquanta presepi raccontano, nel piccolissimo comune di Ossana nella val di Sole, vicino Trento, il bisogno di pace e fratellanza. E' un racconto semplice, che utilizza un mezzo antico e umile, come il presepe, per costruire negli ultimi sedici anni una tradizione nuova, quella di aprire case, rimesse, stalle per ospitare le opere provenienti da tutta Italia. Luciano Dell'Eva, sindaco di Ossana: "Per noi questo è un simbolo di pace che vorremo rivolgere al mondo, forse è un po' presuntuoso, ma nel nostro piccolo nel nostro cuore, viviamo questo momento in questo modo"Un filo rosso si snoda per tutto il paese segnando i luoghi dove sono ospitati i presepi di scuola e fattezze diverse, da quella classica napoletana a quella piacentina, fino ai più originali o stravaganti, come il presepe nella fontana con dei delfini al posto di Giuseppe e Maria."Ovviamente abbiamo alcuni presepi napoletani - prosegue Dell'Eva - però reputiamo che anche la nostra tradizione sia valida, non dico all'altezza di quelli napoletani, ma è comunque una nostra tradizione"Lo scorso anno l'iniziativa ha attirato oltre 20mila persone nel periodo natalizio, moltissime in arrivo dall'Austria e dalla Germania. Punto di arrivo del percorso di visita è il castello di san Michele dove un presepe racconta un episodio avvenuto la notte di Natale del 1917, durante la Prima Guerra Mondiale. In una grotta a ridosso del paese, soldati italiani e soldati austriaci si sono ritrovati a scambiarsi per poche ore un segno di pace davanti a un presepe improvvisato con stracci e fango. "Anche tanti e tanti anni fa la gente comune forse non voleva la guerra - conclude il sindaco - Di fatto la guerra era stata imposta. Questo fatto dimostra come austriaci e italiani si volessero bene, festeggiando insieme la notte di Natale. Come viene raccontato esplicitamente da questo presepe".