Roma, (askanews) - Era scampato alle bombe di Boko Haram in Nigeria e aveva attraversato la Libia in guerra per sbarcare a Palermo con la futura moglie, Chimiary: il nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, richiedente asilo, è stato pestato a morte a Fermo, tranquilla città marchigiana dove aveva trovato accoglienza presso la comunità di Don Vinicio Albanesi.

Emmanuel, 36 anni, è morto per mano di un ultrà locale, Amedeo Mancini, nel frattempo accusato di omicidio preterintenzionale con l'aggravante del razzismo.

Martedì la coppia passeggiava vicino al seminario vescovile dove era ospitata quando ha incontrato l'ultrà: quest'ultimo ha insultato la donna, 24 anni, chiamandola "scimmia" ed Emmanuel è intervenuto per difenderla. Poi le botte e la morte in ospedale mercoledì.

Emmanuel e Chimiary si erano sposati simbolicamente (solo rito religioso) a gennaio, a celebrare il rito Don Vinicio, che ora si costituirà parte civile.

E mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiede di aiutare la vedova di Emmanuel, la città di Fermo annuncia il lutto cittadino. Il sindaco Paolo Calcinaro:

"Abbiamo ragionato che la giornata del funerale sarà un momento in cui tutta la città si dovrà fermare e riflettere. Il lutto cittadino sarà quindi pensato per quella giornata, quella funzione in quel momento, quel ricordo. Ma deve rimanere un punto di inizio, non può rimanere semplicemente un momento commemorativo".

(immagini per gentile concessione de laprovinciadifermo.com, credits foto Cristina Girotti)