Roma, (askanews) - La vita continua nell'affollato quartiere Prati di Roma fra il traffico e il caldo di luglio, ma pesa la serranda chiusa a via dei Gracchi. Giancarlo Nocchia, settant'anni, gioielliere, ucciso dai rapinatori che si sono portati via i preziosi e hanno lasciato lui a terra con una ferita mortale alla testa.I vicini e i colleghi dei negozi vicini ricordano una persona buona: "Io lo conoscevo personalmente perché abito qui, ci salutavamo..." dice una signora che abita nel palazzo a fianco. "So che si chiama Giancarlo. Era una persona buonissima, tranquillissima e so che in passato era stato più volte rapinato. Io non sono impaurita ma abbastanza impressionata perchè in questi giorni ne stanno succedendo parecchie di cose in questo quartiere, anche la violenza a piazzale Clodio..."Un quartiere della Roma bene fra cassonetti e buche che diventano il simbolo dell'insicurezza collettiva: "Veramente viviamo nel Far West. Roma non è più da riconoscere. Zona Prati che era una zona tranquilla di una buona... Sia di pulizia... È tutto un degrado. Non abbiamo assistenza, non c'è pulizia, la città è sporca" dice la padrone di un vicino negozio di antiquariato e restauro. E il padrone di un vicino negozio di scarpe dice: "C'è il degrado. E poi lui era una persona molto attenta che aveva già subito rapine... Io ero cliente da trent'anni..."Indignazione per le condizioni di Roma, rabbia per il delitto efferato, ma anche tanto sgomento. Aggiunge la padrona del negozio di antiquariato: "L'artista di famiglia era lui. Aveva una lavorazione tipo Buccellati. E io gli ho fatto fare parecchi lavoretti perché in quarant'anni che ci conosciamo, era un gran lavoratore. Ecco perché non si meritava... La morte è già un punto interrogativo ma morire così no".