Roma, (askanews) - Lavorano immerse fino ai fianchi nell'acqua color zaffiro dell'Oceano indiano, al largo di Zanzibar: Mtumwa Vuai Ameir lega i piccoli germogli di alghe a dei pali di legno e si lamenta. Il raccolto è decimato per colpa delle acque divenute troppo calde, mentre la concorrenza asiatica affossa l'isola delle spezie.Da vent'anni Mtumwa ripete gli stessi gesti, lei è una delle 20.000 donne agricoltrici che si occupano delle alghe a Zanzibar: "Appendo le giovani alghe su queste corde, aspetto due mesi affinché crescano prima di raccoglierle".Una volta seccate le alghe sono esportate negli Stati Uniti, in Francia e Cina, per essere utilizzate come gelificante alimentare, nel campo dei cosmetici o della medicina.A Zanzibar gli uomini normalmente occupano tutti i settori lavorativi, ma nelle alghe le lavoratrici sono per l'80% donne, è la principale fonte di introiti per Mtumwa e sua figlia, ma forse ancora per poco: "Ho cominciato a lavorare in questo settore vent'anni fa perché volevo aumentare le mie entrate per aiutare la famiglia. In questo momento sono scoraggiata perché i prezzi d'acquisto sono calati, spero che la situazione cambi".Riduzioni di salari legate a un mercato che soffoca dall'inizio del 2016. La causa principale? La concorrenza indonesiana e delle Filippine, che abbatte i prezzi. Sebbene Zanzibar resti al momento il terzo produttore mondiale di alghe, a marzo l'arcipelago ha esportato 411 tonnellate del prodotto, ovvero la metà delle esportazioni registrate nello stesso periodo del 2015.(immagini Afp)