Roma, (TMNews) - Non possono rovesciare le dittature, ma possono favorire il cambiamento, connettere le coscienze, raccontare una rivoluzione. Le nuove tecnologie sono veri e propri strumenti di democrazia, una nuova opportunità per il giornalismo tradizionale. Negli scenari di guerra, ad esempio, per andare oltre le macro-storie e i media convenzionali. Di tutto ciò si è parlato questa mattina in un convegno alla Farnesina. Questa l'opinione del generale Massimo Panizzi, capo Ufficio Pubblica Informazione del ministero della Difesa. "Attraverso i social media si possono raccontare, vedere in tempo reale delle storie vere, storie che non si racconterebbero mai in altro modo. E riusciamo a scoprire un mondo nuovo, un modo nuovo di lavorare dei nostri militari, e spesso un universo nascosto, fatto di emozioni, sentimenti, gesti di generosità". Eppure sono ancora almeno 60 i paesi al mondo che censurano la rete e le nuove tecnologie. Di certo non mancano i rischi di abuso ed è cresciuta la possibilità di incorrere in notizie infondate, in un magma di comunicazione mista a propaganda. Quanto basta per richiamare i professionisti dell'informazione a una verifica rigorosa dei fatti. Ma il messaggio di libertà e democrazia che arriva dai digital media va sostenuto, senza arretramenti. Ne è certo il ministro degli Esteri Giulio Terzi: "E occorre, credo, anche riflettere su cosa possiamo fare per far arrivare il web dove ancora non c'è, affinché la voce dei più deboli, degli emarginati e dei perseguitati sia realmente sentita".