Matagalpa, Nicaragua (askanews) - Il caffè è un piacere. Meglio se meno avido di acqua, meno inquinante e capace di produrre biogas. Questa la promessa di una ong olandese al lavoro su 19 piantagioni dell'America centrale.A San Ramon de Matagalpa, in Nicaragua, i fornelli delle cucine della cooperativa di caffè "La Hermandad", sono alimentati da una conduttura che attraversa la vegetazione attingendo a un generatore di biogas.Sono le acque di scarto della produzione di caffé che alimentano il generatore nel quadro di un progetto pilota dell'ong UTZ Certified organizzato in Nicaragua, Honduras e Guatemala. Si tratta di migliorare il lavaggio dei frutti, cruciale per la lavorazione, riducendo il consumo d'acqua e poi estrarre da quest'acqua, ad alto tasso d'inquinamento, il metano prodotto dalla fermentazione del caffé per ottenere biogas, il che consente di rimettere in circolo un'acqua privata della maggioranza delle impurità. Sino ad allora, l'acqua era sversata nel bacino fluviale.UPS 01.36"Quello che ho in mano è un campione di come l'acqua entra nel sistema di trattamento, spiega Marvin Mairena, direttore tecnico dell'iniziativa, e come ne esce dopo. Solitamente quest'acqua è molto inquinante ma in questo modo può essere tranquillamente immessa nel fiume".L'inquinamento prodotto dalle acque reflue della lavorazione del caffé era pericoloso perché molte famiglie vivono nei pressi del fiume, ci fanno il bagno, lavano i panni. E questo finiva per provocare dermatiti e parassiti intestinali quando l'acqua del fiume veniva bevuta senza essere bollita.A livello nazionale, la produzione di 1,3 milioni di sacchi di caffé ogni anno equivale all'inquinamento provocato dall'impatto di 20mila auto. Anche per questo l'ong olandese intende estendere l'iniziativa alla Colombia, al Perù e al Brasile, con la prospettiva di arrivare sino al Kenya e al Vietnam.(Immagini Afp)