Katmandu (askanews) - Era il 25 aprile del 2015, un anno fa, quando un terremoto devastante colpì il Nepal uccidendo 9.000 persone. Una tragedia che ha distrutto interi villaggi, abbattuto monumenti millenari e lasciato mezzo milione di persone senza casa. Nonostante l'intervento del governo e l'impegno della comunità internazionale che ha raccolto oltre 3 miliardi e mezzo di euro, la situazione 12 mesi dopo è ancora molto difficile. In migliaia vivono in abitazioni temporanee, fra loro Bhoi Raj Subuwar e la sua famiglia. "E' dura, abitiamo in una baracca di alluminio. Il sole, la pioggia sono un problema, non è come vivere in una casa".A frenare la ricostruzione ci sono anche dei disaccordi politici che rallentano un processo già complicato. "C'è un senso di frustrazione a tutti i livelli, in particolare a livello locale le persone non hanno più fiducia nel governo o nelle organizzazioni" spiega Jennifer Duyne, dirigente dell'organismo incaricato della ricostruzione.Il governo, di fronte all'impazienza dei donatori, promette di passare all'azione. "Siamo veramente sotto pressione - ammette Sushil Gyewali, direttore dell'Autorità per la ricostruzione - Ma stiamo facendo di tutto per accelerare il processo e siamo già in grado di distribuire gli aiuti".Attualmente la maggior parte delle vittime ha ricevuto circa 230 euro di risarcimento, molti sopravvivono facendo ricorso a prestiti o grazie all'interessamento di associazioni caritatevoli. Troppo poco per far rialzare un Paese.