Donetsk (TMNews) - Indossa il tocco in astrakan, saluta la bandiera del Grande esercito dei cosacchi del Don e, soprattutto, non obbedisce a nessuno.Il "colonnello" cosacco Pavel Dremov combatte, dalla roccaforte di Stakhanov, che prende il nome del celeberrimo e infaticabile eroe socialista del lavoro, la sua guerra personale. Schierato comunque a fianco delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lougansk."Vogliamo la pace, non la guerra, spiega. Ma le forze ucraine devono ritirarsi sui confini delle Repubbliche di Donetsk e Lougansk. Allora saremo pronti per un accordo. Non vogliamo la guerra ma questa è casa nostra".Non è possibile verificare quanti combattenti obbediscano al "colonnello" Dremov che si sposta in fuoristrada giapponese mimetizzato sulla linea del fronte, rimpiangendo di non poter servire agli ordini di Nikola Ivanovich Kozitsyne, Grande atamano dei cosacchi del Don, i temibili guerrieri slavi che dai tempi di Ivan il Terribile proteggevano le marche di frontiera dell'impero russo.Ad alcuni osservatori Ocse aveva vantato 700 miliziani e tre mortai da 122 mm. Ma le stesse autorità ribelli di Lougansk confermano che non si tratta di un reparto ai loro ordini.Lui, comunque ha le idee chiare. Parlando del Donbass, il territorio nelle mani dei filo-russi, spiega:"Dovrebbe essere indipendente, ma è solo una mia opinione.Bisogna consultare il popolo per sapere che cosa vuole. Bisogna organizzare un referendum onesto. Solo tre domande. Chi vuole uno Stato indipendente? Chi vuole uno statuto di autonomia in seno all'Ucraina? Chi vuole fare parte della Russia?".Il "colonnello" Dremov è un cosacco, forse... Di certo, come i pretoriani di Ivan il Terribile, va dritto al sodo. La sua soluzione potrebbe dirimere il contenzioso, una volta per tutte. Grande atamano permettendo.(Immagini Afp)