Sigonella (askanews) - È questa la base aerea italiana di Sigonella, in Sicilia, al centro delle polemiche dopo il recente via libera a 30 giorni di bombardamenti anti-Isis sulla città di Sirte, in Libia da parte del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, con il beneplacito dell'Onu.

Caccia e droni armati americani diretti in Libia potrebbero partire anche dall'aeroporto siciliano, non lontano da Catania, sede del 41esimo stormo antisommergibili dell'Aeronautica militare e della Naval Air Station Sigonella della Us Navy e utilizzata come snodo strategico della Nato per operazioni nel Mediterraneo.

Oltre agli Atlantic dell'aviazione italiana, la base ospita già da tempo droni da ricognizione "Global Hawk" e da combattimento "MQ-9 Reaper" americani, aerei a pilotaggio remoto come quelli di queste immagini, dotati, tra l'altro, di strumenti d'osservazione ad altissima precisione, in grado di vedere dettagli piccolissimi da grandi altezze, anche attraverso le nuvole.

Anche se, al momento, i droni americani da combattimento di stanza a Sigonella hanno ancora i motori spenti ma sono armati e pronti al decollo, in attesa del via libera definitivo alle missioni di bombardamento su Sirte, quelli da ricognizione, insieme agli aerei spia U-2 stanno sorvolando da tempo la Libia per la raccolta di informazioni e attività di intelligence, individuazione di basi e monitoraggio di obiettivi sensibili.

Un'attività operativa che rappresenta una premessa indispensabile per i raid americani e che non necessita di alcuna comunicazione Usa alle autorità italiane, a differenza dell'impiego dei Reaper o di altri tipi di aerei per missioni di bombardamento.

Già nel 2011 proprio da questa base sono partiti gli aerei diretti in Libia durante l'operazione "Unifield protector" contro il regime del colonnello Gheddafi.

Sull'aeroporto vivono e lavorano circa 7mila persone tra personale civile e militare, sia italiano che americano, e rispettivi familiari.