Milano (askanews) - Nella lotta al bullismo ognuno è chiamato a fare la sua parte, con l'obiettivo di far emergere un nuovo modello di sviluppo educativo: i ragazzi devono denunciare gli atti di violenza a cui assistono, i genitori essere più presenti e vigilare sui minori, le istituzioni collaborare con scuole e famiglie. Lo dice Maria Luisa Iavarone, presidente dell'associazione "Artur" agli studenti dell Istituto Comprensivo Statale "72° Palasciano" di Pianura, a Napoli: a loro ha mostrato le immagini dell aggressione subita dal figlio Arturo, accoltellato e ridotto in fin di vita da una baby gang. L'occasione è la seconda tappa di @scuolasenzabulli prevenzione per combattere il cyberbullismo promossa dal Comitato Regionale per le Comunicazioni della Campania. "La vicenda che mi ha visto protagonista di un fatto gravissimo segnala in modo diretto che sono testimone e interprete d questo movimento che dal basso deve produrre un cambiamento soprattutto attraverso dei progetti integrati che guardino alle famiglie, alle scuole ma soprattutto ai singoli che nel loro piccolo possono fare azioni".

Corecom Campania è al fianco delle scuole per far capire ai ragazzi l importanza della libertà di espressione e il valore della diversità, come spiega il presidente Domenico Falco. "Non bisogna determinare con atteggiamenti e comportamenti fatti incresciosi di cronaca e si può fare con istruzione, conoscenza e senso di responsabilità e lo devono fare tutte le istituzioni, consiglio regionale Campania, Corecom, Agcom, forze dell'ordine ma soprattutto le scuole".

Maria Luisa Salvia, dirigente scolastica dell Istituto "Palasciano" ha rivelato di essere una testimonial di chi ha subito atti di bullismo, definiti "ferite e cicatrici che non si cancellano mai". "Quando ero piccola tanti compagni pensavano di divertirsi con me, ero cicciotta e portavo la macchinetta, io ogni anno quando accolgo i nuovi ragazzi che arrivano dico ricordatevi che divertirsi è quando si ride in due, se ride uno solo di sta facendo solo del male".

Il 27 maggio a Napoli si tiene "Corri contro la violenza", gara di solidarietà e prototipo di sviluppo educativo locale dal basso per finanziare campi estivi per minori a rischio. "Dobbiamo intercettare il rischio e avere radar più attenti per vedere il disagio giovanile dove si annida e lo possiamo accompagnare".