Stepanakert, Azerbaigian (askanews) - Gli scontri nella contestata regione del Nagorno Karabakh, delicato quadrante geopolitico dove gravitano Russia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Turchia e Iran, hanno fatto nelle ultime ore 13 morti. Ad attizzare le tensioni ha poi provveduto una dichiarazione incendiaria del presidente turco Recep Erdogan. In un discorso televisivo Erdogan, sottolineando come Ankara sia uno dei principali alleati di Baku, ha dichiarato: "Siamo oggi a fianco dei nostri fratelli in Azerbaigian. Questa persecuzione non durerà per sempre, il Karabakh tornerà un giorno ai suoi legittimi proprietari, gli azeri".Dalla ripresa delle ostilità il 1 aprile scorso, i violenti scontri tra le forze azere e quelle armene hanno già fatto complessivamente 40 vittime militari nei due campi, oltre a sei civili. Più di 200 sono i feriti. Il conflitto, le cui radici risalgono a diversi secoli fa ma che si cristallizzò in epoca sovietica quando il Nagorno Karabakh entro nella repubblica socialista dell'Azerbaigian, si colloca nel cuore del Caucaso in una regione strategica per l'approvvigionamento degli idrocarburi.L'escalation militare, forse non a caso, giunge in un momento delicatissimo in cui la Russia, che vanta storici legami con l'Armenia, e la Turchia, tradizionale alleata dell' Azerbaigian, stanno attraversando una gravissima crisi diplomatica innescata dalla guerra in Siria.La questione del Nagorno Karabakh è stato l'argomento principale di un colloquio telefonico tra il segretario di Stato americano John Kerry e il suo omologo russo Sergey Lavrov. Esortiamo le due parti a cessare immediatamente l'uso della forza e a evitare ogni forma di escalation, ha denunciato il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Mark Toner.I due ministri hanno poi condannato i tentativi di parti esterne al conflitto di aggravare lo scontro, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa russo, con una chiara allusione alle dichiarazioni del presidente turco Erdogan.(Immagini Afp)