Milano, (askanews) - E' una pratica crudele che ha già lasciato ferite fisiche e psicologiche irreparabili su più di 130 milioni di donne e bambine. E altri 3 milioni ne sono minacciate ogni anno. Le mutilazioni genitali femminili sono ancora una realtà in 29 paesi dell'Africa e del Medio Oriente. In occasione della giornata mondiale della tolleranza zero, Unicef, Onu e la federazione internazionale di ginecologi e ostetriche ha lanciato un appello a tutti gli operatori sanitari affinchè si mobilitino contro questa pratica "tremenda e dannosa". Sono loro, gli operatori sanitari in prima linea, a conoscere le dinamiche delle comunità e le norme sociali che consentono di perpetrare le mutilazioni. E' per questo che possono velocizzare l'abbandono della pratica. Ne conoscono le terribili conseguenze e ne vedono ogni giorno le complicazioni mediche. Ma anche le ferite psicologiche su ragazze, vittime di traumi che spesso durano tutta la vita. C'è poi una preoccupante tendenza che sta emergendo in molti paesi: la medicalizzazione delle mutilazioni genitali; circa una ragazza su cinque le subisce da un operatore formato, e in alcuni paesi si arriva anche a tre su quattro. E poco importa che questa pratica sia in molti posti illegale, questo spesso non basta a fermare la mano degli operatori sanitari che operando violano i diritti fondamentali di bambine e donne. Soprattutto quelli in prima linea, però, spesso possono subire grandi pressioni dalla comunità locale: ecco perchè Unicef, Onu, ginecologi e ostetriche sono convinti che vadano supportati a resistere, perchè possono diventare parte della soluzione.