Srebrenica (TMNews) - Uniti nel nome della musica. A Srebrenica, in Bosnia e Erzegovina, teatro durante il conflitto tra serbi e musulmani, di uno dei peggiori massacri in Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale, un gruppo rock, gli Afera, composto appunto da due serbi e due musulmani cerca si superare con le note i pregiudizi etnici."Il nostro pubblico è multietnico - spiega il frontman, Muamer, serbo - ci sono persone che ci sostengono, a cui piace il nostro tentativo. Magari non rappresentano la parte più numerosa della popolazione, ma per adesso ci basta"."Non possiamo accontentare tutti - aggiunge il batterista Faruk, musulmano - un miracolo è impossiblie, non si può riportare in vita la vecchia Srebrenica. Però proviamo almeno a mostrare ai giovani come eravamo una volta, prima della guerra".Nel 1995, sotto lo sguardo impotente dei caschi blu olandesi, le truppe serbo-bosniache massacrarono 8mila musulmani di Bosnia. Dopo la fine della guerra, le due comunità tornarono a una convivenza pacifica ma rimase una certa diffidenza che non ha mai permesso una piena integrazione."C'è un 50% che ci critica e un 50% che ci sostiene - conclude il bassista Miroslav, serbo - ma non ce ne importa. Crediamo che questa sia una buona idea e andiamo avanti per la nostra strada per mostrare al mondo un'altra immagine di Srebrenica".Diciannove anni dopo il genocidio, Srebrenica resta una città fantasma di appena mille abitanti, serbi e musulmani, contro i 37mila di prima della guerra. Oggi, i serbi sono leggermente più numerosi dei musulmani. Le strade sono vuote e la maggior parte dei negozi chiusi, i giovani sono fuggiti in cerca di lavoro. Tranne gli Afera, che suonano per la pace.