Phoenix, Arizona (askanews) - La leggenda del pugilato Muhammad Ali, una delle icone della storia dello sport internazionale, è morto a 74 anni a Phoenix, in Arizona. Lo ha annunciato la famiglia. Ali era affetto da problemi respiratori complicati dal morbo di Parkinson che gli è stato diagnostico negli anni '80.

Battezzato come Cassius Clay in onore di un abolizionista del XIX secolo, dodicenne rubò una bicicletta a un poliziotto che lo portò in una palestra di boxe dove avrebbe cominciato la strada

del pugilato. Da dilettante conquistò l'oro alle Olimpiadi di Roma 1960 per poi passare al professionismo. Fu campione mondiale dei pesi massimi dal 1964 al 1967 e dal 1974 al 1978. Su 61 incontri vanta un record di 56 vittorie, 37 delle quali per ko. Agilissimo sulle gambe e in possesso di una tecnica sopraffina - di lui si diceva: "vola come una farfalla e punge come una vespa -, Clay si convertì all'Islam cambiando il nome in Muhammad Ali.

Difese il titolo dei massimi per otto volte prima di vedere la sua carriera stroncata per il rifiuto di

combattere in Vietnam. Nel 1971 tornò sul ring e l'incontro disputato il 30 ottobre 1974 a Kinshasa, nello Zaire con George Foreman sarebbe entrato nella storia del pugilato come "The Rumble in the Jungle". Di fronte all'allora campione del mondo dei pesi massimi Ali sentì il tifo di tutto un continente e vinse per ko all'ottava ripresa sotto gli occhi di centomila persone.

Nel 1980 l'ultimo combattimento. Poi il lento tracollo nella malattia. Parlava lentamente e a fatica a causa del morbo di Parkinson che molti sostengono possa essere stata causata dai colpi incassati nel corso della carriera.

"Dio è venuto a riprendersi il suo campione" ha postato Mike Tyson su Twitter.

(Immagini Afp)