Roma, (askanews) - La volontà ad accogliere l'invito di Papa Francesco e aprire le porte della Chiesa ai profughi c'è, ma le difficoltà non mancano. Per le parrocchie del centro storico di Roma, infatti, i locali sono pochi e non c'è possibilità di ospitare rifugiati. La soluzione, allora, è raccogliere fondi tra i fedeli e farsi carico dell'affitto e del sostentamento dei migranti. Come a dire "adotta un rifugiato". Abbiamo incontrato monsignor Pietro Bongiovanni, parroco della Chiesa di San Salvatore in Lauro, la "casa" di padre Pio a Roma, che ci ha illustrato le difficoltà."La scarsità dei luoghi. Abbiamo la chiesa, la sacrestia e una stanza a disposizione, dove fare catechismo e riunioni. Non c'è spazio fisico". "Ci sarà una tassazione delle parrocchie finalizzate a mettersi insieme per poter sostenere un canone di affitto, ma in centro storico? Dove gli affitti costano 2mila euro al mese? Cercheremo di dare il nostro contributo in senso economico ma nei luoghi adeguati".Che tipo di risposta ha riscosso, tra i parrocchiani, l'appello del Papa? "I fedeli sono divisi in due categorie: la prima è quella dei sensibili. Ci sono persone anche molto facoltose, si sono chiesti se aprire a una accoglienza anche in loro proprietà. Poi c'è una parte che ragiona secondo il sentire generale: con tanti problemi che abbiamo qui, dobbiamo aprirci a questa gente che non sappiamo chi sia. Non possiamo negare che il discorso ha assunto proporzioni tali da spaventare". Ma l'invito resta fermo: "Nessuno si può chiamare fuori".