Milano (askanews) - Lo Stato non abbandoni quanti si sono sacrificati per esso: è questo l'appello lanciato dall'Unione nazionale mutilati per servizio - Unms - ente che oggi conta 30mila iscritti e che dal 1947 tutela quanti, alle dipendenze dello Stato e degli Entiterritoriali, hanno riportato mutilazioni e infermità per cause di servizio militare o civile. Una categoria che, con amarezza, denuncia di sentirsi ingiustamente trascurata dallo Stato."L'attenzione dello Stato non è molto visibile tanto è vero che noi da alcuni anni rivendichiamo una serie di normative migliori per la categoria". A parlare è Antonino Mondello, presidente dell'Unione mutilati per servizio, riconfermato nella carica nel corso del XXIII congresso svoltosi a Montesilvano, nell'ottobre 2015. Dall'assemblea sono stati sollecitati al governo una serie di interventi precisi."La principale richiesta è la rappresentanza medica nelle commissioni e nel comitato di verifica, spiega Mondello. Questa è l'unica categoria dei portatori di handicap che non ha una rappresentazione medica. E poi la rivisitazione della pensione privilegiata in toto".I mutilati per servizio chiedono inoltre l'equiparazione con le vittime del terrorismo e altre formule di sostegno concreto alle famiglie come il collocamento obbligatorio di vedove e orfani. "E'un vero peccato dopo che uno è stato alla dipendenze dello Stato e ha servito le istituzioni, poi ha delle infermità e poi non dico che non viene pensato e non viene aiutato nei piccoli bisogni della vita, che possono andare dal riordino della pensione ai ticket sui farmaci e a tutto quello che può nascere a livello sociale: non è giusto. E l'associazione si batte per i diritti degli invalidi per servizio".