New Delhi, (TMNews) - E' uscito trionfante dalla maratona elettorale di sei settimane che ha coinvolto la più grande democrazia del mondo: Narendra Modi è il leader del partito nazionalista indiano Bharatiya Janata Party, che ha conquistato la maggioranza in Parlamento per la prima volta in 30 anni. 63 anni, di bassa casta, ha commentato così la vittoria: "L'India ha vinto, arriveranno giorni migliori"."Una delle ragioni della vittoria - spiega l'analista politico Sasanand Dhume dell'American Enterprise Institute - è che Modi è l'anti Manmohan Singh. Il primo ministro uscente è visto come debole e privo di poteri, lui è un self made man, deciso, un leader forte che sembra riempire il grande vuoto di leadership del Paese"."Alla gente piace la sua storia: è nato in una famiglia molto povera, vendeva tè alla stazione, una vicenda che colpirebbe in qualsiasi democrazia, particolarmente in una società stratificata come quella indiana". Un leader apprezzato dalla gente, che su di lui ripone tantissime speranze."Penso che nessun leader possa soddisfare le aspettative altissime che Modi ha alimentato, ma la vera domanda è: può rimettere in carreggiata l'economia indiana? Può creare lavoro e ricostruire le infrastrutture? Sono ottimista sul fatto che qualche aspettativa sarà soddisfatta". Gli sconfitti sono il Partito del Congresso e la famiglia Gandhi che lo guida da decenni. "E' un partito in crisi: hanno perso la loro maggiore sfida di sempre, e parte del problema è la leadership fiacca di Rahul Gandhi, vice presidente del partito e figlio di Sonia. Ma è troppo presto per considerarli finiti, il Congresso nella sua storia ha più volte superato le avversità: era stato dato per spacciato nel 1977, nel 1989 e ancora nel 1996 ma è tornato a guidare il Paese".(immagini Afp)