Roma, (askanews) - Ha un mese Violeta quando viene abbandonata in un ospedale di Focsani, Romania, malata di polmonite. A sei mesi verrà mandata in un orfanotrofio, da cui uscirà a tre anni per poi tornare a 11, dopo le violenze domestiche a casa del padre. La sua storia e quella di milioni di bambini con la stessa esperienza diventeranno presto un film. E la regista Violeta Birla, che da 12 anni vive in Italia, punta al cuore del pubblico per raccontare il sociale, l'abbandono e la vita vista con gli occhi dei bambini."Il mio obiettivo è di realizzare un film dal mio libro scritto due anni fa 'Nel nome del cuore', che è la mia autobiografia. Io vengo da un orfanotrofio: non voglio parlare di me come persona e basta, ma di una bambina che ha vissuto negli orfanotrofi della Romania in due periodi difficili, quello del periodo comunista e poi l'altro, un po' più flessibile, ma senza entrambi i genitori fino a 18 anni".Il tema dell'abbandono, della separazione, della solitudine visto con gli occhi dei bambini. Un tema centrale nei tre cortometraggi che ha realizzato in tre anni la regista romena e che hanno ottenuto decine di premi, tra cui Giffoni Romania, Eco Fest, Digi Mobile e Propatria. L'ultimo lavoro, "La Perla", è in gara al concorso "Infinity"."A sette anni ho scoperto di non essere amata dalla mia famiglia, e mi sono sentita sola in questo mondo e ho pensato che bisogna prendere il volo presto, crescere nella notte se fosse possibile, e diventare una star internazionale: è un sogno ma anche una realtà che cerco tutti i giorni di realizzare. Perché penso che al massimo entro due anni devo arrivare all'Oscar con questa mia storia".