Roma, (askanews) - La grande sfida della crisi economica che torna a mordere in Russia, le sanzioni a causa del conflitto in Ucraina, il petrolio, le possibilità per le imprese straniere, italiane in primis. Alla vigilia della visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi a Mosca, il ministro russo dello Sviluppo Economico, Aleksey Ulyukaev, descrive un futuro con molte incognite per il suo Paese, ma anche con possibilità. Voce liberale in seno al governo russo - che ricorda l'ex vicepremier, poi oppositore Boris Nemtsov come un uomo coraggioso, un ponte tra Russia ed Europa - Ulyukaev non esita a dire che, crisi o non crisi, bisogna migliorare il clima per gli investimenti in Russia."Quest'anno avremo un pil a -3% se il prezzo del petrolio rimarrà a livelli decisamente bassi, attorno ai 50 dollari al barile".Quindi, che fare? "Naturalmente vorremmo accelerare sia la domanda di consumi sia quella per gli investimenti. E per far crescere gli investimenti serve un migliore clima per gli investimenti: e sto parlando di proprietà della produzione, di applicazione delle leggi, di riduzione dei costi di transazione, della presenza di monopoli naturali"."Con l'Italia avevamo volumi di commercio per 54 miliardi di dollari nel 2013. Abbiamo perso circa il 10%, soprattutto in importazioni, meno per le esportazioni. Un calo dovuto certamente in parte alle sanzioni, anche se non al 100 %. Dovremmo arrivare a metterci alle spalle questa situazione davvero negativa ed artificiale, ripartire con un trend positivo. Questo, anche indipendentemente dalle sanzioni, dobbiamo muoverci ad esempio verso facilitazioni per il commercio. Abbiamo strumenti a nostra disposizione, abbiamo commissioni intergovernative e gruppi di lavoro. Sfortunatamente sono rimasti in standby nell'ultimo anno. Ora dobbiamo attivare questi utili strumenti"."Credo che il settore più promettente sia quello delle infrastrutture, è lì che si concentrano i nostri investimenti, sia private che pubblici. Quindi invitiamo le società italiane a partecipare in grossi progetti, ad esempio nel settore automobilistico, nella costruzione di ferrovie e porti. Poi, certamente, la storia del gasdotto South Stream è stata archiviata, ma abbiamo ancora altre possibilità, come il Turkish Stream, e discutiamo con Ungheria e Serbia i termini delle forniture di gas: penso che le compagnie italiane possano partecipare, per cui: Prego, siete i benvenuti".