Milano (askanews) - Tanti, tantissimi: c'erano migliaia di persone a Milano per le esequie laiche di Umberto Eco nel cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco, poco distante dalla sua abitazione. Un popolo, composto soprattutto di over 50, che si è messo pazientemente in coda dalle 13.30 nel vasto cortile delle armi in attesa di poter dare l'ultimo saluto al professore. Poco meno di mille sono entrati, gli altri hanno seguito da fuori, in silenzio, la cerimonia di ricordo. Sul palco si sono susseguiti amici di Eco e autorità, a partire dal ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini, che ha parlato del fatto che guardare il semiologo, soprattutto quando non parlava, era come guardare un quadro."Allora - ha detto il ministro - guardarlo nei suoi momenti di silenzio, magari mentre scarabocchiava o faceva dondolare il sigaro, guardandolo, era possibile capire, vedere, che in qui silenzi stava consultando la sconfinata biblioteca che aveva dentro di sé, era come vederlo camminare tra gli infiniti scaffali della sua mente".La cerimonia voluta dalla famiglia ha mantenuto un tono di serenità e leggerezza, qualità che, primo tra le autorità, ha voluto sottolineare il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. "Io parlerò di un uomo, non solo della sua cultura, ma della sua leggerezza, che non è superficialità - ha detto il primo cittadino-. Della sua semplicità che è grandezza, della sua voglia di divertirsi e divertire".Così il saluto a Umberto Eco, da anni il più rappresentativo intellettuale del nostro Paese, portatore di una vena ironica spiccata e a volte quasi crudele, è stato all'insegna della gratitudine, del ricordo, ma anche di una quieta consapevolezza dei ritmi e dei limiti della vita.