Roma, (askanews) - Sono accampati in piazza Indipendenza, vicino alla Stazione Termini di Roma, dal 19 agosto. E dopo 4 giorni la polizia ha cercato di farli sgomberare. Sono un migliaio di rifugiati, per la maggior parte eritrei, che abitavano nello stabile di Via Curtatone. Piazza Indipendenza chiusa al traffico e l'invito degli agenti ai migranti a lasciare definitivamente la piazza. Ma per loro non c'è una sistemazione alternativa.

Tuttavia non c'è nessuna intenzione di abbandonare l'area. I nuclei familiari fragili, con donne e bambini e anziani, erano rimasti nell'immobile; si sono barricati in casa e hanno minacciato le forze dell'ordine esponendo bombole di gas in terrazza.

Sul posto, per cercare di attivare anche una trattativa e una soluzione, anche volontari di alcune Ong.

Come Luca Blasi, operatore di Intersos, che da un anno opera all'interno dello stabile: "C'erano circa mille nuclei all'interno, attualmente lo sgombero non si è potuto completare perché non si è predisposto un piano di accoglienza degno. Attualmente dentro a quello che ci comunica il Comune ci sono 35 minori, 60 donne e un numero non precisato di anziani con problemi di deambulazione".

"Il lavoro di Intersos è di indirizzo sanitari, di aiuto alla comunità in tema di servizi sociali e sanitari, con un focus su minori. Tutti i bambini all'interno della struttura sono inseriti all'interno del servizio sanitario nazionale e nelle scuole di questo municipio. Un lavoro molto grosso realizzato dalle organizzazioni che hanno lavorato affinché ci fosse una vera integrazione. Quindi c'è anche un problema nello spostare queste persone perché si interrompe un lavoro importante che si è fatto finora".

Ci sono stati anche momenti di tensione tra i rifugiati e le donne schierate al centro della piazza, a fronteggiare le forze dell'ordine in tenuta antisommossa, per resistere all'ordine di

allontanamento. Dal primo piano dello stabile sono stati lanciati rifiuti a difesa del presidio in piazza.