Idomeni (askanews) - 51.430, è questo il numero dei migranti presenti al momento nei campi di accoglienza sparsi per la Grecia. Di questi 11.324 solo a Idomeni.Jihan, 33 anni, incinta e già mamma di due bimbi, è una di loro. Ha rischiato la vita sua e dei suoi bambini per sfuggire agli orrori delle guerra in Siria; è ammalata e da settimane vive accampata in una tenda al confine greco-macedone come migliaia di altri rifugiati bloccati alla frontiera e non sa quando il suo viaggio verso la speranza vedrà finalmente la parola fine, magari accanto alla parola pace."Non ci aspettavamo di vivere in questo modo - dice tra le lacrime - a queste condizioni avrei preferito rimanere in Siria. Piangiamo giorno e notte e piangiamo anche quando mangiamo. È una vergogna dover vivere così. Cercate di capirci, lasciateci attraversare il confine".Come lei sono migliaia i profughi bloccati nel nord della Grecia. Le autorità greche hanno proposto loro di trasferirsi in altri campi dove potranno essere accolti in condizioni migliori. La maggior parte, tuttavia, rifiuta di muoversi, nella speranza, finora vana, che presto i confini possano essere riaperti e che si possa proseguire il viaggio verso la salvezza."Ho 72 anni - dice questo anziano - mia moglie è morta e io sono troppo vecchio. Non ho più nulla in Siria: non ho un lavoro, non ho soldi non ho una ragione di vita. L'unica speranza è l'Europa".Il popolo greco fa quello che può per offrire il proprio sostegno ai profughi ma per i cittadini, già oppressi dalla crisi e dalla politica di austerità che soffocano il Paese, la loro presenza rappresenta un'ulteriore difficoltà."Questo è davvero un grosso problema - dice questo contadino - se continua così solo Dio può aiutarci. Loro dovranno rimanere qui e noi dovremo allontanarci".Come in un girone dantesco, le anime di Idomeni non sanno cosa riserverà loro il futuro. L'emergenza è diventata routine e tra le bancarelle e i barbieri improvvisati, si aspetta un domani migliore che tarda sempre di più ad arrivare.