Roma, (askanews) - Balli, canti e tintinnio di collane per celebrare il rito di passaggio "alternativo" per le giovani ragazze keniane, simbolo dei passi in avanti che il Kenya ha compiuto nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili (Mgf). La diffusione della pratica è diminuita del 10% nel paese negli ultimi 10 anni, effetto delle leggi che sanzionano chi pratica le mutilazioni e degli accresciuti controlli nelle aree rurali. Ma gli escamotage non mancano, come racconta Grace Uwizeye, funzionaria del programma "Equality Now": "In Kenya tutti sanno delle mutilazioni e ci sono molti supervisori dentro la comunità, i quali sanno quale ragazza deve essere mutilata e quando e avvertono le autorità. Per questo le famiglie portano le ragazze in Tanzania".A Eastleigh, un quartiere a maggioranza somala nella capitale Nairobi, inoltre, sempre più giovani donne arrivano dagli Stati Uniti o dall'Europa per essere sottoposte alle mutilazioni, spesso sono figlie di emigranti somali, che rimangono un anno in Kenya prima dell'infibulazione.Nonostante ciò, il Kenya ha fatto progressi, grazie ai nuovi programmi educativi che spiegano alle ragazze gli effetti dolorosi della pratica e la possibilità di trovare aiuto nelle case rifugio. Sempre più ragazze dicono di no alla pratica, come Sharon Silantoi, fuggita sette anni dai genitori dopo avere scoperto che volevano sottoporla alla mutilazione: "Per esempio adesso, se i miei genitori o mia madre mi dicono che devo farmi circoncidere, ora se dico loro di no, che non voglio farmi circoncidere, è mio diritto dirle di no, è mio diritto rifiutare, altrimenti ti porto dalla polizia". Come altre compagne Sharon è fuggita di casa per evitare la mutilazione. Con le prossime vacanze estive, spesso chiamate "la stagione del taglio", la capacità del Kenya di mostrarsi all'altezza della sfida sarà messa alla prova.(immagini Afp)