Roma, (askanews) - Ci sono stati "errori"; la chiesa cattolica "ha fallito" nella sua gestione degli scandali di pedofilia, causando "enormi danni". Ma ora "sta cercando di rimediare". Mea culpa del cardinale australiano George Pell, chiamato da Papa Francesco alla guida del superministero per l'Economia, durante la sua testimonianza alla Commissione d'inchiesta del governo australiano sugli abusi subiti da minori da parte di prelati pedofili negli anni Settanta e Ottanta, quando Pell era all'interno della diocesi australiana.Il porporato, che soffre di problemi cardiaci, ha ottenuto di parlare in videoconferenza, senza recarsi fisicamente a Sidney. "Permettetemi di dire, come premessa, che non sono venuto a difendere l'indifendibile", ha esordito Pell, riconoscendo che l'atteggiamento della chiesa spesso è stato quello di respingere le denunce degli abusi. "Non ho le statistiche, ma sono troppo numerosi i casi per essere stati ignorati, a volte in circostanze assolutamente scandalose", di fronte a accuse "molto, molto plausibili".Poi il cardinale si è assunto una responsabilità personale: "Penso che gli errori commessi siano stati in gran parte fallimenti individuali piuttosto che strutturali".Il cardinale australiano è accusato di aver ignorato e anche coperto abusi commessi decenni fa da sacerdoti che dipendevano da lui all'epoca in cui era vescovo nel suo Paese.