Roma (askanews) - Botta e risposta tra l'Associazione nazionale magistrati e il premier, Matteo Renzi. I giudici lucani non hanno digerito le parole del presidente del Consiglio che, durante il suo intervento alla direzione nazionale del Pd di lunedì 4 aprile, a proposito delle indagini sullo stabilimento petrolifero di Tempa Rossa, aveva parlato di processi lunghi e ricorrenti."Le indagini sul petrolio, in Basilicata, ci sono più o meno quando le Olimpiadi, nel 2000, nel 2004 e nel 2008 e ora 2016 - aveva detto - è saltato il 2012 ma non so perché. Ci sono stai arrestati e più di un'indagine ma non si è mai arrivati a sentenza. Un Paese civile è un Paese che va a sentenza"."Le dichiarazioni di Renzi sono inopportune e inconsistenti - ha sottolineato il presidente dei magistrati lucani, Salvatore Colella - se è vero che in un P aese civile 'i processi arrivano a sentenza' è anche vero che in un Paese civile 'il governo rispetta i lavoro dei magistrati'.Pronta la controreplica del premier che durante il suo live talk interattivo su facebook e twitter del 5 aprile, in cui ha totalizzato oltre un milione di contatti, più di un talk show televisivo, ha ribadito la sua posizione."Leggo sui giornali: 'Renzi accusa i magistrati'... Ma Dove? Quello che accusava i magistrati in questi uffici ci stava qualche anno fa - ha detto il premier - noi stiamo incoraggiando i magistrati. A fare il più veloce possibile. Noi vogliamo che i magistrati parlino con le loro sentenze e più parlano con le sentenze e più noi siamo contenti. Poi per la Costituzione italiana è condannato un cittadino la cui sentenza diventa definitiva e passa in giudicato, arriva in Cassazione, il resto non è condanna".