Roma, (askanews) - "Io volevo parlare a voi, ma soprattutto parlare alle romane e ai romani, alle italiane e agli italiani, spiegando che il 12 di questo mese ho firmato una lettera di dimissioni in seguito a degli esposti che sono stati presentati da delle forze politiche, in particolare dal M5S e il gruppo cosiddetto An/Fratelli d'Italia", esordisce il sindaco uscente di Roma Ignazio Marino, mentre si respira un'atmosfera elettrica in Campidoglio, dove è stata convocata una conferenza stampa per fugare ogni dubbio sulla "questione scontrini", e farne emergere qualcuno sulle sue dimissioni. Il primo cittadino ha ricordato di non essere indagato, ma di essere persona informata dei fatti e ha spiegato il perché delle sue dimissioni."A quel punto ho deciso di dimettermi perché ho un estremo rispetto dell'autorità giudiziaria e quindi auspicavo di potermi presentare di fronte all'autorità giudiziaria da dimissionario, in modo da poter illustrare i suddetti esposti", prosegue Marino.Esposti "vergognosi" secondo Marino, come quello sulla tintoria: "Ora le persone o sono in malafede o sono ignoranti: perché bastava approfondire, perché la tintoria non è quella dei miei abiti, ma è la tintoria per lavare gli abiti storici dei trombettieri di Vitorchiano", spiega.Sugli scontrini contestati e le spese pubbliche per i suoi viaggi oltreoceano Marino passa al contrattacco: "Voglio dire con molta chiarezza che non ho mai utilizzato danaro pubblico a scopo privato, semmai il contrario", puntualizza.Se Marino ufficializzarà le dimissioni resta un'incognita. I 20 giorni previsti dalla legge li sta usando anche per verificare la maggioranza in consiglio comunale. In conferenza stampa ripete più volte ai giornalisti: "Come ho detto il 12 di ottobre ho scritto a Valeria Baglio (presidente del Consiglio comunale capitolino, ndr) e come prevede la legge ho indicato nella lettera, quindi se l'ho indicato è perché lo pensavo e lo penso, di riflettere e verificare...".