E' sempre lui il guru dei mercati emergenti e il suggeritore di strategie di investimento spesso “contrarian” basate su una visione sostanzialmente pessimistica che esprime nella newsletter mensile “The Gloom Boom and Doom”. Marc Faber, svizzero che vive in Thailandia, investitore e consigliere di fondi, anche quest'anno e' stato ascoltato volentieri dalla platea di operatori finanziari alla conferenza di Tokyo del Clsa.
.“Viviamo in una gigantesca bolla di asset - dice - In passato si avevano singole classi di asset in fase di bolla: ad esempio, o l'high tech, o i finanziari e gli immobiliari. Oggi tutto e' gonfiato: l'azionario, specialmente negli Usa; l'obbligazionario ovunque, come mai successo in 5mila anni; gli immobili, specie se comparati con i salari. E persino i “collectibles”, come le opere d'arte. Siamo in una leveraged bubble di proporzioni senza precedenti”. In questo contesto di rigonfiamento di asset finanziato dal debito, “la domanda e' dove rischiare di perdere meno denaro”. Vede opportunità, adempio, nel real estate, specie fuori dai grandi agglomerati. Nell'azionario “si deve guardare a ciò che e' meno caro: la Borsa statunitense e' più expensive rispetto al resto del mondo, specialmente ai mercati emergenti ma anche al Giappone e all'Europa. Ma negli Usa non e' solo la Borsa in una bolla: lo e' anche il mercato obbligazionario e il dollaro”. Consiglia dunque di essere short su dollaro e Wall Street e long su mercati emergenti da un lato e dall'altro su oro, argento, platino e azioni connesse; overweight anche sull'azionario giapponese e sui players delle infrastrutture.
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